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Politica

Usa-Sudafrica, braccio di ferro dopo l’affondo di Trump contro Ramaphosa

Duro scontro diplomatico tra Usa e Sudafrica dopo le dichiarazioni di Trump. Ramaphosa respinge le accuse. Per gli esperti è strategia interna travestita da estera.

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Usa Sudafrica braccio di ferro Trump Ramaphosa

Trump accusa il governo sudafricano di discriminazioni contro i bianchi. Ramaphosa replica duramente. Per gli analisti è retorica MAGA in chiave internazionale.

Trump contro Ramaphosa: il nuovo fronte della retorica MAGA

Il rapporto tra Stati Uniti e Sudafrica si è incrinato dopo che Donald Trump ha accusato il governo di Cyril Ramaphosa di attuare una politica di “genocidio bianco”. Un’affermazione che ha scatenato un braccio di ferro diplomatico tra i due Paesi.

Le dichiarazioni di Trump

Durante un comizio in Texas, l’ex presidente ha sostenuto che “i bianchi in Sudafrica vengono sistematicamente uccisi e privati delle terre”. Una narrazione che ricalca i temi ricorrenti dell’estrema destra americana, e che ha trovato eco nel mondo MAGA.

La replica del Sudafrica

Il governo di Pretoria ha risposto definendo le affermazioni “gravi, false e pericolose”. Ramaphosa ha dichiarato che “non c’è alcun genocidio, solo retorica elettorale americana che usa l’Africa per i propri scopi”. L’ambasciatore sudafricano è stato richiamato per consultazioni.

Una tensione costruita ad arte?

Secondo l’analista Massimo Alberizzi, storico inviato del Corriere della Sera ed esperto di Africa, Trump “usa la questione sudafricana per legittimare posizioni radicali sulla razza e sull’ordine globale”. Non è la prima volta che un tema internazionale viene piegato alla propaganda domestica americana.

Impatto sui rapporti bilaterali

Il Sudafrica è il principale partner commerciale degli Stati Uniti in Africa, con scambi per oltre 20 miliardi di dollari l’anno. Il clima di sfiducia reciproca potrebbe avere conseguenze negative su cooperazione economica e sicurezza nella regione subsahariana.

Conclusione

Lo scontro tra Trump e Ramaphosa è un esempio di come la politica estera possa diventare terreno di scontro ideologico. Il rischio è quello di compromettere rapporti consolidati per fini elettorali. Il braccio di ferro Usa-Sudafrica segna un precedente che potrebbe allargarsi ad altri scenari.

Fonti: Foreign Affairs, La Sintesi

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Economia

Trump: dazi al 35% per il Canada e oggi la lettera all’Ue

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Novità nella notte italiana sul fronte dei dazi. Donald Trump, al contrario di quanto annunciato nei giorni scorsi, ha spedito la lettera all’Unione Europea con le indicazioni sulle percentuali da pagare per accedere al mercato USA. E mentre Bruxelles attende, il Canada conosce già il suo destino. Donald Trump ha imposto una quota del 35% al Canada, pubblicando la lettera su Truth e confermando anche la data del 1 agosto.

Trump dazi 35%: nuovi scenari commerciali globali

Nella notte italiana, Donald Trump ha ufficialmente annunciato un nuovo pacchetto di dazi che interesserà il Canada e, a breve, l’Unione Europea. Con una lettera inviata a Bruxelles e pubblicata su Truth Social, il presidente Usa ha fissato una quota del 35% per il Canada, a partire dal 1 agosto.

Una mossa politica ed economica

Secondo Trump, la decisione mira a riequilibrare la bilancia commerciale e a “difendere l’economia americana da trattamenti ingiusti”. Mentre il governo canadese valuta contromisure, da Bruxelles filtra cautela: “Aspettiamo di leggere il testo completo della lettera”.

Un impatto che potrebbe essere globale

La misura ha suscitato reazioni immediate nei mercati finanziari. Il dollaro si è rafforzato, mentre le Borse europee hanno registrato leggere flessioni. Il nuovo pacchetto di dazi potrebbe innescare una nuova ondata di tensioni nel commercio internazionale.

Prossime mosse

Con la data del 1 agosto ormai ufficiale, le prossime settimane saranno cruciali per osservare le reazioni dell’Ue e dei partner commerciali globali. Il ritorno alla “guerra dei dazi” sembra ormai una realtà consolidata sotto l’amministrazione Trump.

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Politica

Supermedia Youtrend: continua la crescita del Pd, centrodestra stabile

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I sondaggi di questa settimana confermano invece la crescita del Partito Democratico, anche se in misura leggermente più moderata (+0,7 punti) rispetto a quanto registrato nella scorsa Supermedia (+1 punto); il Pd si porta così sul 22,7%. All’interno dell’area di centrosinistra cresce – in misura più moderata – anche Alleanza Verdi e Sinistra (+0,2), che si porta sul 6,5%. In calo invece di quasi mezzo punto percentuale il Movimento 5 Stelle (-0,4), oggi sul 12,1%

Supermedia Youtrend: Pd in crescita, M5S in calo

Supermedia Youtrend torna con gli aggiornamenti settimanali e registra una continua, seppur più moderata, crescita del Partito Democratico. Il Pd guadagna +0,7 punti, portandosi al 22,7%, mentre la scorsa settimana aveva segnato un +1.

Il centrosinistra si rafforza

Insieme al Pd cresce anche Alleanza Verdi e Sinistra, con un +0,2 che porta la lista al 6,5%. Questa crescita, sebbene contenuta, rafforza l’area di centrosinistra nel suo complesso.

M5S in difficoltà

Il Movimento 5 Stelle perde lo 0,4% e scivola al 12,1%. Una tendenza che conferma le difficoltà recenti del partito nel trovare una linea politica efficace e convincente per il suo elettorato.

Centrodestra stabile

Le forze del centrodestra restano complessivamente stabili, senza variazioni significative tra le principali liste. Fratelli d’Italia mantiene saldamente la prima posizione, seguita da Lega e Forza Italia.

In attesa delle prossime tornate elettorali, questi dati offrono una fotografia chiara degli equilibri attuali nel panorama politico italiano.

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Politica

Migranti irregolari a Guantanamo? Storia del più controverso carcere degli Usa

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Evocare la prigione sull’isola di Cuba come destinazione per i migranti ha un valore politico notevole per Trump…

Migranti irregolari a Guantanamo? Storia del più controverso carcere degli Usa

La proposta di inviare migranti irregolari a Guantanamo ha fatto discutere. Il carcere, situato sull’isola di Cuba, è simbolo di abusi e zone grigie del diritto internazionale.

Evocarlo in campagna elettorale, come ha fatto Donald Trump, ha un valore politico enorme: riaffermare la linea dura su immigrazione e sicurezza nazionale. L’intento è chiaro: far leva sulla paura e la percezione del caos.

Guantanamo è da anni oggetto di denunce delle ONG e delle Nazioni Unite. Il carcere extragiudiziale, nato dopo l’11 settembre, è diventato un “buco nero legale” per detenuti sospetti di terrorismo, mai formalmente accusati o processati.

Ora l’idea di riutilizzarlo per gestire il flusso migratorio irregolare accende una polemica internazionale. I giuristi parlano di violazione dei diritti fondamentali, mentre i sostenitori della proposta la ritengono “necessaria in tempi eccezionali”.

Resta il dubbio su quanto sia realizzabile. Ma il semplice annuncio ha già prodotto l’effetto sperato: riportare Guantanamo al centro del dibattito pubblico.

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