Entertainment
Smartphone e concerti, una relazione complicata
Usare lo smartphone a un concerto è giusto? Alcuni artisti lo vietano, altri lo incoraggiano. Analizziamo la complessa relazione tra tecnologia e musica dal vivo.

Dalle restrizioni di artisti come Jack White ai live interattivi di Travis Scott, la musica dal vivo è sempre più divisa sull’uso degli smartphone da parte del pubblico.
“Smartphone ai concerti: tra libertà e controllo
La relazione tra smartphone e concerti è diventata un tema centrale nell’esperienza musicale moderna. Sempre più spesso, il pubblico filma, fotografa e condivide ogni istante, trasformando lo show in contenuto. Ma non tutti gli artisti sono d’accordo.
Chi dice no: la filosofia del “qui e ora”
Artisti come Jack White, Alicia Keys e Chris Rock hanno scelto di vietare l’uso dello smartphone durante i loro spettacoli. Utilizzano buste sigillate (come quelle di Yondr) per custodire i dispositivi, favorendo un ascolto più attento e partecipato. “I concerti sono momenti unici, non contenuti da collezionare” ha dichiarato White.
Chi lo incoraggia: show immersivi e social
All’estremo opposto, artisti come Travis Scott, Billie Eilish e The Weeknd incentivano l’uso dei telefoni per creare esperienze multimediali. Alcuni concerti includono effetti sincronizzati con i flash del pubblico o contenuti esclusivi accessibili solo tramite app.
Le ragioni dei promotori
Le case di produzione e i promoter vedono negli smartphone un’opportunità: marketing gratuito, visibilità sui social, contenuti virali. Secondo uno studio di Music Business Worldwide, oltre il 65% degli utenti considera i video dei concerti determinanti per acquistare biglietti.
Pubblico diviso e nuove regole
Molti spettatori apprezzano la possibilità di rivivere l’esperienza. Altri lamentano schermi alzati, distrazione e perdita di connessione emotiva. Alcuni festival, come Primavera Sound, hanno introdotto zone no-phone per offrire una scelta più equilibrata.
Conclusione
La relazione complicata tra smartphone e concerti riflette un cambiamento culturale in corso. Tra nostalgia per il contatto diretto e entusiasmo per la tecnologia, la musica dal vivo cerca un equilibrio. La sfida sarà costruire un’esperienza che rispetti la libertà del pubblico e l’integrità dell’artista.
Fonti: Music Business Worldwide, La Sintesi
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Superman, il supereroe che è tornato a essere umano
Dopo la versione quasi divina di Zack Snyder, il film di James Gunn ci mostra un Clark più fragile, meno invincibile, terrestre per scelta, non per imposizione. E che cerca, in tutti i modi, di fare la cosa giusta.
”Superman umano: la rivoluzione di James Gunn
Il nuovo film dedicato a Superman umano, diretto da James Gunn, segna un cambio di rotta importante rispetto alle precedenti versioni cinematografiche. Dopo l’interpretazione quasi divina offerta da Zack Snyder, arriva un Clark Kent più umano, con fragilità e dubbi.
Un eroe più vicino alla realtà
Nel film di Gunn, Superman sceglie di essere terrestre non per imposizione ma per volontà. Questo rende il personaggio più empatico e vicino al pubblico. Il supereroe non è più invincibile e onnipotente, ma lotta per fare la cosa giusta nonostante le difficoltà.
Una nuova narrativa per il DC Universe
La decisione di umanizzare Superman si inserisce nella volontà di James Gunn di rinnovare il DC Universe. Il regista vuole raccontare storie più intime e personali, senza rinunciare all’epicità, ma offrendo un punto di vista diverso sugli eroi.
Le reazioni del pubblico
Le prime reazioni del pubblico e della critica sembrano apprezzare questa nuova versione di Superman umano. Molti spettatori trovano più facile identificarsi con un Clark Kent meno perfetto e più reale.
Fonti: Variety, The Hollywood Reporter, DC Studios
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Live Aid
13 luglio 1985: due palchi, due continenti, due miliardi di occhi. Ma un solo scopo: salvare vite umane. A raccontare l’impronta culturale del Live Aid, a quarant’anni esatti dall’evento, è il libro di Gabriele Medeot: “Live Aid. Il suono di un’era”.
”Live Aid: la musica e la solidarietà
Il Live Aid, tenutosi il 13 luglio 1985, è stato un evento senza precedenti: due palchi, uno a Londra e uno a Philadelphia, collegati in mondovisione per raccogliere fondi contro la fame in Etiopia.
Un concerto globale
Oltre due miliardi di spettatori hanno seguito il Live Aid, con esibizioni iconiche di artisti come Queen, U2, David Bowie e Led Zeppelin. Il concerto ha segnato un punto di svolta nella storia della musica e nella cultura pop.
Il libro di Gabriele Medeot
A quarant’anni dall’evento, il libro “Live Aid. Il suono di un’era” di Gabriele Medeot racconta le storie, i retroscena e l’impatto culturale di quella giornata. Medeot ripercorre le emozioni, i cambiamenti sociali e le implicazioni politiche di un concerto che ha cercato di cambiare il mondo.
Un’eredità ancora viva
Il Live Aid ha aperto la strada a concerti benefici e ad eventi globali con finalità umanitarie. La sua eredità è ancora oggi uno dei simboli più forti della solidarietà internazionale attraverso la musica.
Fonti: BBC Archives, Gabriele Medeot, Rolling Stone
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Perché sarà un’estate senza tormentoni
Quest’anno verosimilmente non ci saranno tormentoni. Al di là dell’offerta ci possono essere due spiegazioni: da una parte le persone bombardate da mille stimoli, ascoltano sempre meno le novità e si rifugiano nella “musica da repertorio”, dall’altra in un mercato come quello musicale sempre più frammentato l’idea di hit di successo è sempre meno centrale.
”Estate senza tormentoni: un fenomeno nuovo?
Nel 2025 potremmo vivere la prima estate senza tormentoni degli ultimi anni. Una situazione inedita per un Paese come l’Italia, tradizionalmente legato alle hit estive che diventano colonna sonora delle vacanze.
Le ragioni dietro al cambiamento
Le cause sono molteplici. In primo luogo, la saturazione del mercato: le persone sono ormai bombardate da migliaia di stimoli e ascoltano sempre meno le novità musicali, preferendo rifugiarsi nei brani già conosciuti, la cosiddetta “musica da repertorio”.
Il mercato musicale frammentato
Un altro fattore che porta a un’estate senza tormentoni è la frammentazione del mercato. Le piattaforme digitali e le playlist personalizzate rendono sempre più difficile che un singolo brano riesca a imporsi come hit condivisa da tutti.
Un cambiamento culturale?
Potrebbe trattarsi di un cambio di paradigma nel consumo musicale. Non più canzoni onnipresenti, ma un panorama in cui ogni pubblico sceglie la propria colonna sonora estiva. Un cambiamento che potrebbe segnare la fine dei tormentoni come li conosciamo.
Fonti: Spotify Trends, FIMI, Deloitte Music Industry Report
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