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Politica

Un milione di voti in 6 anni: l’ascesa di Chega, il partito di estrema destra portoghese

Chega, il partito guidato da André Ventura, ha conquistato il 18% dei voti in Portogallo. In 6 anni è passato da movimento marginale a perno del dibattito nazionale.

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ascesa di Chega

La formazione di André Ventura ha guadagnato un milione di voti in soli sei anni. Tra populismo, sicurezza e retorica anti-sistema, Chega punta a diventare forza di governo.

Chega: il nuovo volto della destra portoghese

In appena sei anni, Chega è passato da movimento politico marginale a seconda forza del Portogallo. Fondato nel 2019 da André Ventura, ex commentatore sportivo, il partito ha raccolto oltre un milione di voti alle ultime elezioni legislative, conquistando il 18% dell’elettorato.

Un’ascesa rapida e costante

Alle elezioni del 2019 Chega ottenne solo l’1,3% dei consensi. Già nel 2022 superava il 7%, mentre nel 2024 sfondava la soglia del 18%. La crescita è sostenuta da una base trasversale: giovani, ceti medi penalizzati dalla crisi economica e cittadini delle periferie urbane.

La retorica del nemico

Il successo di Chega è legato a una retorica aggressiva contro migranti, élite e crimine. Ventura propone misure estreme: prigione a vita, castrazione chimica per pedofili, tagli all’assistenza sociale per gli stranieri. Il linguaggio è diretto, polarizzante, ispirato al modello trumpiano.

La normalizzazione della protesta

Chega ha saputo trasformare un linguaggio anti-sistema in una proposta istituzionale. Ventura si presenta oggi come “l’unico vero difensore del popolo portoghese” e mira ad entrare in un governo di coalizione. Alcuni settori del centrodestra sembrano pronti a dialogare con lui.

Reazioni e critiche

Molti analisti, tra cui il think tank IPRI, vedono in Chega un pericolo per la democrazia liberale. Il suo approccio populista-minimalista e il disprezzo per i meccanismi parlamentari ricordano esperienze già viste in Ungheria e Polonia.

Conclusione

L’ascesa di Chega conferma che anche il Portogallo, finora relativamente immune, sta vivendo una svolta a destra. Il partito di Ventura ha intercettato un malessere sociale reale e lo ha convertito in consenso. La sfida per la democrazia sarà ora evitare che questo consenso scivoli nell’autoritarismo.

Fonti: IPRI, La Sintesi

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Economia

Trump: dazi al 35% per il Canada e oggi la lettera all’Ue

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Novità nella notte italiana sul fronte dei dazi. Donald Trump, al contrario di quanto annunciato nei giorni scorsi, ha spedito la lettera all’Unione Europea con le indicazioni sulle percentuali da pagare per accedere al mercato USA. E mentre Bruxelles attende, il Canada conosce già il suo destino. Donald Trump ha imposto una quota del 35% al Canada, pubblicando la lettera su Truth e confermando anche la data del 1 agosto.

Trump dazi 35%: nuovi scenari commerciali globali

Nella notte italiana, Donald Trump ha ufficialmente annunciato un nuovo pacchetto di dazi che interesserà il Canada e, a breve, l’Unione Europea. Con una lettera inviata a Bruxelles e pubblicata su Truth Social, il presidente Usa ha fissato una quota del 35% per il Canada, a partire dal 1 agosto.

Una mossa politica ed economica

Secondo Trump, la decisione mira a riequilibrare la bilancia commerciale e a “difendere l’economia americana da trattamenti ingiusti”. Mentre il governo canadese valuta contromisure, da Bruxelles filtra cautela: “Aspettiamo di leggere il testo completo della lettera”.

Un impatto che potrebbe essere globale

La misura ha suscitato reazioni immediate nei mercati finanziari. Il dollaro si è rafforzato, mentre le Borse europee hanno registrato leggere flessioni. Il nuovo pacchetto di dazi potrebbe innescare una nuova ondata di tensioni nel commercio internazionale.

Prossime mosse

Con la data del 1 agosto ormai ufficiale, le prossime settimane saranno cruciali per osservare le reazioni dell’Ue e dei partner commerciali globali. Il ritorno alla “guerra dei dazi” sembra ormai una realtà consolidata sotto l’amministrazione Trump.

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Politica

Supermedia Youtrend: continua la crescita del Pd, centrodestra stabile

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I sondaggi di questa settimana confermano invece la crescita del Partito Democratico, anche se in misura leggermente più moderata (+0,7 punti) rispetto a quanto registrato nella scorsa Supermedia (+1 punto); il Pd si porta così sul 22,7%. All’interno dell’area di centrosinistra cresce – in misura più moderata – anche Alleanza Verdi e Sinistra (+0,2), che si porta sul 6,5%. In calo invece di quasi mezzo punto percentuale il Movimento 5 Stelle (-0,4), oggi sul 12,1%

Supermedia Youtrend: Pd in crescita, M5S in calo

Supermedia Youtrend torna con gli aggiornamenti settimanali e registra una continua, seppur più moderata, crescita del Partito Democratico. Il Pd guadagna +0,7 punti, portandosi al 22,7%, mentre la scorsa settimana aveva segnato un +1.

Il centrosinistra si rafforza

Insieme al Pd cresce anche Alleanza Verdi e Sinistra, con un +0,2 che porta la lista al 6,5%. Questa crescita, sebbene contenuta, rafforza l’area di centrosinistra nel suo complesso.

M5S in difficoltà

Il Movimento 5 Stelle perde lo 0,4% e scivola al 12,1%. Una tendenza che conferma le difficoltà recenti del partito nel trovare una linea politica efficace e convincente per il suo elettorato.

Centrodestra stabile

Le forze del centrodestra restano complessivamente stabili, senza variazioni significative tra le principali liste. Fratelli d’Italia mantiene saldamente la prima posizione, seguita da Lega e Forza Italia.

In attesa delle prossime tornate elettorali, questi dati offrono una fotografia chiara degli equilibri attuali nel panorama politico italiano.

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Politica

Migranti irregolari a Guantanamo? Storia del più controverso carcere degli Usa

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Evocare la prigione sull’isola di Cuba come destinazione per i migranti ha un valore politico notevole per Trump…

Migranti irregolari a Guantanamo? Storia del più controverso carcere degli Usa

La proposta di inviare migranti irregolari a Guantanamo ha fatto discutere. Il carcere, situato sull’isola di Cuba, è simbolo di abusi e zone grigie del diritto internazionale.

Evocarlo in campagna elettorale, come ha fatto Donald Trump, ha un valore politico enorme: riaffermare la linea dura su immigrazione e sicurezza nazionale. L’intento è chiaro: far leva sulla paura e la percezione del caos.

Guantanamo è da anni oggetto di denunce delle ONG e delle Nazioni Unite. Il carcere extragiudiziale, nato dopo l’11 settembre, è diventato un “buco nero legale” per detenuti sospetti di terrorismo, mai formalmente accusati o processati.

Ora l’idea di riutilizzarlo per gestire il flusso migratorio irregolare accende una polemica internazionale. I giuristi parlano di violazione dei diritti fondamentali, mentre i sostenitori della proposta la ritengono “necessaria in tempi eccezionali”.

Resta il dubbio su quanto sia realizzabile. Ma il semplice annuncio ha già prodotto l’effetto sperato: riportare Guantanamo al centro del dibattito pubblico.

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